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Orta San Giulio Sacro Monte

Il Sacro Monte di Orta sorge sulla collina che si eleva al centro della penisola di Orta-S.Giulio, situata sulla riva occidentale del Lago d’Orta. Fu realizzato su emulazione del Sacro Monte di Varallo e si inserisce nelle realtà sorte sulla spinta dellacontroriforma per contrastare la presenza luterana.

A differenza degli altri Sacri Monti, quello di Orta è l’unico interamente dedicato ad un santo, le 20 cappelle che lo compongono raffigurano infatti episodi della vita e dei miracoli di San Francesco d’Assisi. Fu edificato in tre distinti periodi, tra il 1590 e il 1788.

Nel 1583 la comunità ortese decise di erigere sulla “Selva di San Nicolao” un insieme di cappelle e un convento destinato ad accogliere, per volontà di S. Carlo Borromeo e dall’Abate novarese Amico Canobio, i frati francescani cappuccini.

Il primo finanziatore fu l’abate di Vallombrosa, la comunità ortense e altri benefattori sostennero le spese. Lo schema dell’impianto fu progettato da Padre Cleto di Castelletto Ticino, architetto e frate cappuccino che progettò il rifacimento della chiesa, il convento e la maggioranza delle cappelle. Queste, secondo il progetto iniziale, avrebbero dovuto essere 33 (secondo altri alcuni documenti 36).

I lavori per la costruzione del convento cominciarono nel 1590 e nel 1591 si diede inizio alla costruzione della prima cappella, la XX (La canonizzazione di San Francesco).

Il Vescovo di Novara, Carlo Bascapè - interprete fedele del magistero di San Carlo Borromeo - tra il 1593 ed il 1615 diede un decisivo impulso ai lavori del Monte, seguendo personalmente sia gli aspetti organizzativi sia il programma iconografico della decorazione delle cappelle.

In coerenza con l’idea, comune a tutti i Sacri Monti, di offrire una rappresentazione teatrale degli eventi, all’interno delle cappelle si trovano gruppi di statue di terracotta dipinta a grandezza naturale (nel complesso sono 376) e numerosi affreschi raffiguranti episodi della vita del santo che fanno da sfondo ai gruppi statuari.

Sull’arco di ingresso si trova una statua del santo a opera di Dionigi Bussola, l’iscrizione sul fregio dell’arco riporta la scritta «Qui in ordinate cappelle si vede la vita di Francesco, se desideri saperlo l’autore è l’amore».

In una prima fase costruttiva che arriva sin quasi alla metà del Seicento operarono artisti che godevano della personale fiducia di Bascapè e dei suoi immediati successori, sia in relazione all’attività già svolta presso il Sacro Monte di Varallo, sia in virtù della reputazione acquisita nel ducato milanese. Vanno ricordati fra di essi gli scultori Giovanni d’Enrico e Cristoforo Prestinari, ed i pittori Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere detti i Fiammenghini. Sempre tra i pittori, l’assenza qui di Giovanni Battista Crespi detto il Cerano, presente invece al Sacro Monte di Varallo, è però compensata dalla presenza di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone e diAntonio Maria Crespi, quest’ultimo della famiglia dei Crespi Castoldi, imparentata con lo stesso Cerano e proveniente da Busto Arsizio, da cui il soprannome per l’artista de “il Bustino”.

Nella seconda metà del Seicento, con una accentuazione del gusto barocco, troviamo attivo come scultore Dionigi Bussola, protostatuario del Duomo di Milano e grande interprete dei moduli artistici propri dei sacri monti (oltre ad Orta, fu attivo anche a Varallo, Varese e Domodossola)
Milanesi erano anche i fratelli Carlo Francesco e Giuseppe Nuvolone (cappelle X, La vittoria di San Francesco sulle tentazioni e XVII, La morte di San Francesco)

A partire dalla fine del secolo, lasciò una nuova e diversa impronta stilistica il pittore Stefano Maria Legnani; poi, nella prima metà del Settecento, altri artisti milanesi: lo scultoreCarlo Beretta e il pittore Federico Bianchi.

Delle 32 cappelle previste ne sono state realizzate 20.

Il complesso monumentale denominato Assisi del nord ha nella chiesa dei Santi Nicolao e Francesco, totalmente rimaneggiata nel 1600, il suo “cuore pulsante”.

In questo spazio sacro, un vero e proprio scrigno di tesori, recentemente oggetto di restauri, si possono ammirare opere in legno e radicadi noce, quattro tele del pittore Cantalupi, secolo XVIII, una tela della scuola del Rocca, secolo XVIII, una del Busca, secolo XVIII, una quindicina di quadri di autori vari, una tela del Procaccini, secolo XVIII, e un medaglione in legno del secolo XVII.

L’elemento però di maggior valore artistico è una Pietà, venerata con il titolo di Madre del Redentore. Si tratta di una scultura in legno, di fattura tedesca, che gli studiosi datano tra i secoli X e XI. La statua, incastonata in una nicchia barocca, è impreziosita da due corone, postele sul capo nel settembre 2006, che sono state create e donate da un laboratorio orafo milanese.

Annessi alla chiesa si trovano ora due conventi, quello “Grande” originariamente destinato ai frati cappuccini ed ora, a seguito di vicende storiche sfortunate, risalenti al periodo Napoleonico, divenuto proprietà privata, e quello “Piccolo”, abitato da una piccola comunità di frati francescani minori che si occupano della gestione del Santuario e dell’accoglienza dei pellegrini.

 

 

Trenino in servizio da e per il Monte Sacro

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